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L’imposta di bollo sulle fatture elettroniche non è «virtuale»

FONTE: EUTEKNE.INFO articolo di Luca Bilancini

Il prossimo 23 aprile scadrà il termine per il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel primo trimestre del 2019. Per effetto del DM 28 dicembre 2018, infatti, “il pagamento dell’imposta relativa alle fatture elettroniche emesse in ciascun trimestre solare è effettuato entro il giorno 20 del primo mese successivo”. Considerato che il 20 aprile cade di sabato, e che il 21 e il 22 sono giorni festivi, la scadenza viene posticipata al primo giorno lavorativo successivo, in aderenza al disposto di cui all’art. 7 comma 2 lett. l) del DL 70/2011.

Occorre innanzitutto sottolineare che, essendo la e-fattura un documento informatico, il versamento dell’imposta sarà regolato dalle disposizioni di cui al DM 17 giugno 2014. Come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 14 aprile 2015 n. 16, tale disciplina differisce rispetto a quella relativa all’imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi degli artt. 15 e 15-biss del DPR 642/72.

La procedura di versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche segue, invece, regole differenti, stabilite dal novellato art. 6 comma 2 del DM 17 giugno 2014.
L’Agenzia delle Entrate, sulla base dei dati presenti nelle e-fatture ricevute, rende noto al soggetto passivo l’importo dovuto, riportandolo nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”. Tramite un servizio presente sullo stesso portale, sarà, inoltre, possibile scegliere se effettuare il versamento con addebito su conto corrente bancario o postale o se utilizzare il modello F24 predisposto dall’Agenzia. Indispensabile valorizzare il campo “Dati bollo”.

Se appare chiara la modalità di versamento dell’imposta, permangono tuttavia alcune problematiche legate alla non corretta indicazione in fattura dell’importo dovuto.

Se, ad esempio, il soggetto passivo dimenticasse di valorizzare, in alcuni file XML, il campo “Dati Bollo”, l’Agenzia delle Entrate determinerebbe l’imposta in misura inferiore a quella dovuta.
Una soluzione “pragmatica” per rimediare a tale errore, da porre in essere entro il trimestre di riferimento, potrebbe consistere nell’emissione di note di variazione in diminuzione e di nuove fatture che riportino i dati corretti, per quanto un’interpretazione letterale dell’art. 26 del DPR 633/72 lascerebbe alcuni dubbi in ordine all’applicabilità della norma nel caso di specie. In alternativa, il soggetto passivo potrebbe decidere di calcolare “manualmente” l’imposta dovuta, versando un importo superiore a quello indicato nel modello F24 predisposto dall’Agenzia. In questo modo, tuttavia, il cessionario, solidalmente responsabile, non avrebbe contezza del corretto assolvimento dell’imposta e potrebbe decidere di regolarizzare autonomamente la “presunta” omissione secondo le disposizioni previste dall’art. 222 comma 2 del DPR 642/72.

Può essere utile infine rammentare che entro il 30 aprile 2019 dovrà essere versato l’importo dell’imposta di bollo dovuta con riferimento alle fatture emesse nel 2018, atteso che per questa annualità valgono ancora le disposizioni in vigore prima delle modifiche apportate dal DM 28 dicembre 2018.

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